Omeoimprese Visto n. 14 2021

Il presidente di Omeoimprese: ‘L’omeopatia è vera medicina’

Per Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese, non sussistono dubbi: l'omeopatia ha tutte le carte in regola per essere vera medicina.

Medicina complementare, non sostitutiva

“L’omeopatia non è una medicina alternativa. La medicina è una, è una scienza e all’interno di questa scienza si muove l’omeopatia, che ne è una branca”. Giovanni Gorga è presidente di Omeoimprese al secondo mandato, e in virtù del suo ruolo rappresenta la confederazione delle aziende che producono farmaci omeopatici.

In Italia ne esistono circa venticinque, venti di queste fanno parte di Omeoimprese. Nessuno meglio del dottor Gorga, dunque, può sfatare il mito secondo cui l’omeopatia rappresenterebbe un’alternativa alla medicina tradizionale.

I medicinali omeopatici sono farmaci registrati all’Aifa, che è l’A genzia italiana del farmaco. Dal 2006 è entrata in vigore una direttiva in Europa che permette alle aziende che producono medicinali omeopatici di registrarli. Molti vengono venduti senza obbligo di ricetta, ma altrettanti vengono venduti solo dietro presentazione di ricetta medica”.

L’omeopatia fornisce un approccio complementare al paziente e alla patologia. “È una medicina complementare che aiuta il medico o il farmacista a scegliere lo strumento più adatto per trattare la malattia. La medicina omeopatica affianca la medicina tradizionale, non può sostituirla. E va gestita dal medico o dal farmacista, che è il professionista di prossimità che ha la competenza necessaria per stabilire la cura. Dipende sempre dalla patologia. Per un raffreddore solitamente non si va dal medico di base, ma si passa prima in farmacia”.

Omeopatia in Italia

Perché per tanti anni si è pensato che l’omeopatia fosse qualcosa di alternativo alla medicina?

“I detrattori sono sempre esistiti ed esisteranno sempre. Da anni assistiamo ad un processo di delegittimazione nei confronti dell’omeopatia per arrestare un fenomeno che però non si arresta, ma è in continua crescita. Spesso c’è chi addirittura pensa che gli omeopati non siano medici.

Al contrario, i medici omeopati fanno un percorso di studio più completo degli altri specialisti. Continuare a dire che l’omeopatia è ‘acqua fresca’ è inutile, oltre che falso. Perché i medicinali omeopatici sono farmaci e a dirlo è la legge. In Italia come in Europa dove, più che da noi, l’omeopatia è molto diffusa”.

Quante persone utilizzano l’omeopatia in Italia?

“L’ultimo dato, che risale all’anno scorso, attesta che i pazienti oscillano tra nove e dieci milioni. Di questi, quattro o cinque milioni ne rappresentano lo zoccolo duro per i quali l’omeopatia è la prima scelta. Le donne, rispetto agli uomini, sono più sensibili. E un pediatra su tre ogni giorno prescrive farmaci omeopatici, a testimonianza del fatto che è molto diffusa”.

Resistenze all’omeopatia

Secondo lei chi ha interesse a frenare la diffusione di questo fenomeno? Le multinazionali farmaceutiche?

“Il fatturato dei medicinali omeopatici in Italia rappresenta poco più dell’1% di tutto il fatturato farmaceutico. Alle multinazionali facciamo il solletico! Diciamo che nei confronti dell’omeopatia esistono delle resistenze di tipo culturale, anche per colpa delle aziende che non hanno coltivato rapporti di tipo costruttivo con le istituzioni. Manca la collaborazione e una cultura omeopatica, rispetto a paesi come la Francia e la Germania. Non è mai esistita. E spesso è considerata come un nemico del la medicina.

Tutti gli anni di buco relazionale e la conseguente mancata creazione di una cultura omeopatica oggi si pagano. Non a caso in prima persona mi sto impegnando per colmare quei vuoti. Non sono medico, ma biologo. Nella mia azienda, Guna, ricopro il ruolo di Direttore degli Affari Istituzionali e al vertice di Omeoimprese mi occupo di tutela e promozione del settore. Oltre che di divulgazione. Da sei anni, ovvero da quando ricopro questo ruolo, ho sempre cercato di lavorare in sinergia con le istituzioni e i risultati stanno arrivando”.

Sinergia tra medicina e omeopatia

Il suo libro Omeopatia. Medicina di precisione e di grande opportunità, rientra in quest’ottica?

“Assolutamente sì. Vogliamo dare una giusta e corretta informazione, facendo capire agli Italiani, dal Presidente della Repubblica al mio vicino di casa, che l’omeopatia è una risorsa in più della quale la medicina può scegliere di avvalersi. Non a caso, nel libro sono presenti testimonianze dirette di medici e pazienti che raccontano le proprie esperienze.

Ci sono ancora molti nodi da sciogliere: in Italia siamo ancora indietro rispetto ad altri paesi europei dove la medicina omeopatica è tanto diffusa quanto accettata. Ma da noi, fortunatamente, negli ultimi anni si sta assistendo ad una crescita lenta ma costante del settore. Piaccia o non piaccia, l’omeopatia sarà sempre più diffusa, a dispetto dei detrattori. E senza la pretesa di volersi sostituire alle terapie classiche“.

Omeopatia e Covid

Eppure c’è chi pensa che sia così.

“Siamo i primi a dire che il tumore non si può curare con l’omeopatia. Se lo facessimo, saremmo dei pazzi irresponsabili. Né diremmo mai che il Coronavirus può essere trattato con l’omeopatia. Però in casi del genere l’omeopatia può essere complementare.

Un paziente chemioterapico o radioterapico, di norma oggetto ad una terapia farmacologica d’urto, può associare o assumere medicinali omeopatici che servono a depurare l’organismo, a detossificare il tessuto connettivo, a far funzionare meglio gli organi appesantiti dal carico farmacologico.

In quest’ ultimo anno dominato dal Covid c’è stata un’impennata di tutti quei farmaci immunostimolanti e immunomodulanti, che servono a sostenere e supportare le difese dell’organismo. E ci tengo a dire che non esistono vaccini omeopatici: questa è una bestialità. Non esistono, tanto meno per il Covid. Esistono però dei farmaci in grado di sostenere e rafforzare il sistema immunitario. Di certo l’omeopatia non produce anticorpi”.

Personalmente è favore del vaccino anti Covid?

“Come accade per molte patologie virali, anche per contrastare il Coronavirus il vaccino è l’unica arma di difesa, dunque lo farò quando arriverà il mio turno”.

a cura di Tiziana Cialdea

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