Assicurazioni Visto n. 26 2022

Come ripararsi dai pericoli ambientali: consigli da associazione delle assicurazioni

L'Associazione delle Assicurazioni su come prevenire danni da cataclismi ambientali: "Necessaria una collaborazione tra pubblico e privato"

Contro le catastrofi naturali

Un maggio rovente come quello del 2022 non si vedeva da anni. Bisogna andare con la memoria al 2003 e ai danni che provocò quell’estate africana alle coltivazioni e all’agricoltura italiana nel suo complesso. Recentemente Coldiretti ha evidenziato come nel 2021 l’attività agricola sia stata sconvolta dall’andamento climatico anomalo, e ha stimato in oltre 2 miliardi i danni solo computando quelli consumati direttamente nelle campagne, senza considerare quindi gli effetti sull’indotto della filiera.

Gli effetti sull’agricoltura dei cambiamenti climatici è solo una parte dei danni che le catastrofi naturali scaricano sulla vita quotidiana. Alla siccità si accompagnano le alluvioni. Alle precipitazioni improvvise e abbondanti si uniscono le gelate fuori stagione (le abbiamo viste in aprile). E alla fragilità idrogeologica del territorio si accompagna quella sismica.

Secondo le stime di Ania almeno il 78% degli edifici adibiti ad abitazione in Italia è esposto a un rischio catastrofale alto o medio-alto. Eppure solo il 5% delle abitazioni italiane gode di una protezione assicurativa contro terremoti e alluvioni.

C’è un problema, che si acuisce in una fase di cambiamento climatico, che rende più frequenti le calamità derivanti da intense e improvvise precipitazioni, in un processo di tropicalizzazione del clima alla nostra latitudine. Eventi estremi che rendono più fragile il territorio e più esposto a gravi danni gli immobili del Paese.

La cementificazione dei letti dei fiumi a carattere torrentizio, la scarsa manutenzione della rete idrica, la deforestazione nei luoghi degli insediamenti abitativi contribuiscono a produrre i danni ulteriori. Tutto dovrebbe indurre alla necessità di proteggere il proprio futuro con una qualche forma di polizza assicurativa contro gli effetti delle catastrofi naturali.

Calamità e finanziamenti pubblici

Insomma, è noto che il nostro Paese è fragile e allo stesso tempo ampiamente sotto-assicurato, sotto molti profili di rischio. Ed è altrettanto noto che sia inveterata l’abitudine di considerare lo Stato come un protettore assoluto dei propri cittadini, almeno in teoria. Salvo poi accorgersi che i danni subiti vengono rimborsati dopo troppi anni dalla data dell’evento catastrofale.

Negli ultimi dieci anni lo Stato italiano ha speso una settantina di miliardi per ristorare – e solo in parte – i danni da catastrofi naturali. Tutti erogati dall’Amministrazione pubblica, quindi dai contribuenti e sempre con anni di ritardo. A dispetto della sempre crescente frequenza e intensità con cui le calamità naturali colpiscono il nostro Paese, nell’ordinamento giuridico italiano non è a oggi presente una legge organica che disciplini in via generale gli interventi statali quando viene dichiarato lo stato di calamità.

Il finanziamento pubblico alla ricostruzione del patrimonio immobiliare non è prestabilito per legge, ma deciso ex post mediante stanziamenti non pianificati. Con risultati di norma inferiori alle attese che peraltro, data l’errata convinzione di avere diritto a un ripristino totale a carico dello Stato, scoraggiano la scelta responsabile di assicurarsi con una copertura contro i danni da catastrofi naturali.

Nel nostro Paese l’assicurazione contro i rischi da catastrofi naturali è affidata a una scelta volontaria. Scelta che può contare solo sull’incentivo dei benefici fiscali previsti dal primo gennaio 2018. Forse troppo poco per promuovere una stipula massiva di polizze a copertura dei danni cui vanno incontro le abitazioni private a fronte di terremoti o alluvioni.

Di fronte alla frequenza degli eventi che manifestano la fragilità del territorio c’è un’esigenza sempre più forte di un esercizio di responsabilità per realizzare un sistema strutturato di gestione ex ante dei rischi catastrofali.

Una soluzione al problema

La soluzione consiste nella creazione di un impianto che poggi sulla mutualizzazione dei rischi, e sia in grado di garantire tempi certi e ragionevoli di risarcimento del danno, trasparenza nelle procedure, un focus sulla prevenzione, standard adeguati di sicurezza, opportune modalità di finanziamento della ricostruzione e ottimizzazione della gestione delle emergenze post-evento.

Le concrete modalità di attuazione possono essere le più varie. Si va da modelli che comprendono un ricorso all’assicurazione del tutto volontario ma con costi variabili in funzione della rischiosità e delle caratteristiche dei fabbricati, fino a sistemi che riducono la variabilità dei prezzi grazie alla più ampia redistribuzione dei rischi tra tutti gli assicurati.

Nell’ultimo Insurance Summit organizzato a Roma dall’ANIA, l’Associazione ha rilevato che:

“È ormai evidente che è in atto da diversi decenni un trend all’aumento della frequenza e dell’intensità delle calamità naturali. E crescono in misura esponenziale i danni provocati dalle catastrofi sia nei Paesi avanzati sia in quelli in via di sviluppo. L’Italia, peraltro, è un Paese molto esposto a tali eventi, e non è ancora dotata di un sistema di gestione ex ante delle relative conseguenze dannose”.

In considerazione della fragilità del territorio italiano, della scarsa propensione ad assicurarsi da parte degli Italiani, nonché della necessità di raggiungere la diffusione della copertura più velocemente possibile, contro eventi catastrofali quali terremoti ed alluvioni, sembra maturo il tempo per costruire una forte partnership pubblico-privato.

È l’unica soluzione percorribile per poter assicurare questa tipologia di eventi. Ciò perché consentirebbe di aumentare il livello di mutualità, rendendo sostenibile il costo dei premi assicurativi (un premio medio di circa 100 euro). E questo anche per abitazioni ubicate nelle zone a più elevato rischio, allo stesso tempo alleggerendo le casse pubbliche da impegni economici che possono essere anche molto ingenti.

I modelli per realizzare questo sistema sono molti, anche se sempre basati su una collaborazione pubblico-privato. Sono disponibili progetti nelle varie modalità di applicazione della partnership e sulle varie modalità di finanziamento e adesione al sistema.

“Il decisore pubblico – commenta l’ANIA – dispone quindi di ogni elemento necessario per decidere. E il settore assicurativo è pienamente disponibile a supportare la scelta con modelli sui vari scenari, facendosi carico del ruolo che gli sarà assegnato”.

a cura di Massimo Pincio

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