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Wikipene prof Mondaini Visto n. 37 2023

Attualità

La protesi della felicità: contro le disfunzioni erettili più gravi

Redazione | 31 Agosto 2023

Quando optare per le protesi al pene, che consentono di recuperare erezione e piacere sessuale: ne parliamo con il prof Nicola Mondaini

Nell’immaginario collettivo è facile associare il termine protesi all’universo femminile: protesi uguale nuovo seno. Da oltre quarant’anni, però – pochi lo sanno -, esistono anche le protesi per il pene. Ne parliamo con il professor Nicola Mondaini, urologo di grande esperienza e autore con Patrizia Prezioso del libro Wikipene (edito da Giunti).

Intervista all’autore di Wikipene

Quando è consigliato questo tipo di intervento?

“L’impianto di protesi peniene per risolvere la disfunzione erettile è consigliato quando i farmaci esistenti non funzionano o quando il paziente, per motivi di salute, non può assumerli. La protesi permette un’erezione che ha un aspetto naturale, e la sensazione sulla pelle del pene o la capacità di raggiungere l’orgasmo rimane pressoché invariata. E cosa molto importante, l’eiaculazione non ne viene influenzata.

Le protesi peniene sono costituite infatti da due cilindri inseriti nei corpi cavernosi del pene, collegati tramite tubicini a un serbatoio di soluzione fisiologica impiantato invece sotto i muscoli retti nel basso addome.

Una pompa è collegata al sistema e si trova sotto la pelle molle del sacco scrotale, tra i testicoli. Per gonfiare la protesi bisogna premere sulla pompa che trasferisce la soluzione salina dal serbatoio ai cilindri nel pene, gonfiandoli e provocando l’erezione.

Premendo su una valvola di sgonfiaggio alla base della pompa, il fluido ritorna al serbatoio, riportando il pene al normale stato flaccido.

L’intervento può essere eseguito con un piccolo taglio retropubico o, in alternativa, con un taglio a livello scrotale. Generalmente il paziente viene dimesso dopo 24 ore. Noi, dove è possibile, cerchiamo di dimettere il paziente in giornata”.

Prof Mondaini, lei ha un altro primato: esattamente dieci anni fa è stato il primo al mondo a eseguire le protesi in contemporanea con un intervento di rimozione di un tumore alla prostata per via laparoscopica. Chi sono i candidati a questo tipo di intervento?

“I pazienti oncologici con tumori alla prostata che subiscono un intervento nel quale non è possibile preservare i nervi che regolano l’erezione. Tale tecnica oggi viene eseguita in pochissimi centri al mondo”.

In quale tipologia di pazienti esegue più frequentemente il posizionamento di protesi peniena?

“Sicuramente, nei pazienti con malattie sistemiche importanti come il diabete e nei pazienti che hanno riportato gravi lesioni spinali. Una volta eseguito l’intervento, già dopo un mese il paziente può iniziare a utilizzare la protesi. L’eiaculazione, se presente, persiste come tutte le sensazioni dell’atto sessuale. La soddisfazione del partner è calcolata in circa il 90%, e ciò evidenzia l’efficacia di questa chirurgia. La fascia di età dei pazienti sui quali ho posizionato protesi peniene va da ragazzi di diciotto anni a uomini ultra-ottantenni.

Ricordiamo che, con l’inserimento della protesi, non è più possibile avere un’erezione spontanea. Qualora l’impianto dovesse essere rimosso, l’uomo potrebbe non avere più erezioni naturali, ma questo non dovrebbe comunque rappresentare un problema, dal momento che quando si ricorre all’intervento tale capacità è già compromessa”.

a cura di Letizia Padovani