Wikipene Visto n. 34 2022

Wikipene: le dimensioni contanto per davvero? Rispondono gli esperti

Il professor Mondaini, autore del manuale Wikipene, sfata i miti sull'importanza del pene lungo e ci parla dei rischi di tatuaggi e piercing nelle zone intime

Wikipene. Manutenzione, prevenzione e cura di Nicola Mondaini e Patrizia Prezioso (pubblicato da Giunti) è un vero e proprio manuale di manutenzione e cura dell’organo maschile. Il professor Mondaini è un andrologo e studioso di chiara fama. Stavolta con lui affrontiamo un argomento ricorrente: quello delle dimensioni del pene.

Vecchie e nuove ricerche

Professor Mondaini, dopo le sue interviste continuano ad arrivare alla nostra redazione numerose domande, e come da lei previsto la più frequente riguarda le “giuste” dimensioni del pene. Quali sono?

“Non ho una risposta precisa e assoluta. Come per tutte le caratteristiche fisiche degli uomini che variano da persona a persona, anche per il pene possiamo osservare una grande varietà nella forma, nel colore e nelle dimensioni. Il pene è tanto simile nella sua struttura quanto infinite sono le sue varietà. Siamo tutti uguali, ma diversi e unici.

È dai tempi dell’università che questo argomento ha catturato la mia attenzione, perché in verità esistevano pochissime ricerche sulla lunghezza del pene. Una delle più famose, il ‘Rapporto Kinsley’, della fine degli anni Quaranta, aveva dei grandi limiti in quanto si basava su una auto-misurazione del pene con un comune metro da sarta.

Ma i soggetti coinvolti, a volte inconsciamente, spinti dalla pressione sociale, finivano per ritoccare i dati al rialzo, per paura di essere giudicati e contribuendo cosi loro stessi ad alimentare il mito della ‘virilità quantitativa’, secondo cui più lungo è il pene, meglio è.

Cosi, per anni i dati sono risultati falsati e per niente utili ai fini di una rigorosa ricerca scientifica. Lo studio indicava le dimensioni medie dell’organo sessuale maschile intorno ai 16 centimetri. Un dato molto lontano dalla realtà.

Ci sono stati anche altri tentativi simili che hanno cercato di aggirare l’ostacolo dell’auto-misurazione basandosi su fondamenta più oggettive. Ma si sono arenati di fronte al numero esiguo del campione di dati a disposizione.

Questa mancanza di dati mi spinse ad iniziare una nuova ricerca. Durante il mio servizio come medico militare avviai uno studio su un campione casuale di 3.300 ragazzi, e per un anno intero effettuai rilevazioni sistematiche. Ne venne fuori il ‘Nomogramma delle di’mensioni del pene’, che ha fornito uno standard di riferimento per la lunghezza del pene nei ragazzi europei nella fascia d’età dai 18 ai 20 anni.

I dati mostrarono che, da flaccido, misura in media 9 centimetri. In stretching, ovvero tirando il glande, arriva a 12,5 centimetri. In erezione a 14,5 centimetri circa.

Per quanto riguarda la circonferenza, intesa come la misurazione del cilindro del pene a metà della sua lunghezza, in situazione di flaccidità misura in media 10 centimetri. È importante tenere presente quel ‘in media’. Essere sotto o sopra la media non è infatti né un merito né un demerito”.

Come scegliere il giusto preservativo

Pensiamo agli amuleti a forma di pene sui libri di storia dell’arte. Esiste persino una branca della materia dedicata interamente allo studio del simbolismo fallico, legato a doppio nodo al concetto di fertilità.

La grandezza del pene è collegata alla potenza o alla fertilità?

“Posso dire con certezza che una grossa erezione o un grande pene non trovano alcun riscontro scientifico con una maggiore fertilità o con una miglior soddisfazione del partner. Da ultimo, particolare divertente, i peni sono imprevedibili. Infatti, dalle dimensioni di un pene a riposo non si può supporre quanto crescerà in erezione”.

Ma allora per cosa contano le dimensioni?

“Per una cosa contano moltissimo: per la scelta del giusto preservativo, che non è cosa da poco! È importante sceglierne uno della giusta taglia, per evitare che si sfili durante il rapporto se troppo grande, o che strozzi il pene se troppo piccolo.

Ai fini dell’acquisto siamo autorizzati ad armarci di metro da sarta, e prendere le misure del pene in erezione. Attenzione, però: il metro serve per misurare la circonferenza, non la lunghezza. Perché nei profilattici varia il diametro.

Se non abbiamo a disposizione un metro da sarta usiamo uno spago o un filo, segniamo con un pennarello il punto di congiungimento, e appoggiamolo poi in corrispondenza di un righello.

I preservativi più comuni sono adatti alla maggior parte dei peni, e hanno una circonferenza di circa 11 centimetri. Sulla confezione viene sempre riportato il diametro del condom”.

Depilazione nelle zone intime

Altra domanda di grande attualità in estate: la depilazione che ha oramai conquistato anche i più recalcitranti maschietti può essere sconsigliata nelle zone intime?

“Ci sono pro e contro. Intanto, il rasoio deve essere monouso e utilizzato esclusivamente per la zona genitale, disinfettato con dell’alcol. Meglio procedere con l’aiuto di una schiuma da barba o di un sapone intimo, in modo da rendere il tutto più scorrevole.

La direzione da mantenere è quella dal basso verso l’alto, dal pene all’ombelico. Non tutti i prodotti chimici, come le creme depilatorie, sono adatti. Alcuni potrebbero essere troppo aggressivi e provocare irritazioni.

La ceretta è invece sconsigliata per parti estremamente sensibili come i testicoli. Affidatevi in ogni caso a un professionista”.

Piercing e tatuaggi sulle parti intime

Professore, in questi giorni sulle nostre spiagge vediamo esibire variopinti tatuaggi e piercing nelle parti del corpo più impensate. Secondo lei piercing e tatuaggi nelle parti intime possono mettere a repentaglio la salute?

“Il piercing ai genitali ha un’origine tribale: antiche civiltà dell’Africa, dell’Australia e dell’Asia del Sud lo praticavano come parte del rito di passaggio. Il piercing sul pene comporta, in ogni caso, un profilo di rischio accertato e massimo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sconsiglia drasticamente piercing e tatuaggi ai genitali. Sono zone estremamente delicate, su cui è facile scatenare violente infiammazioni o infezioni.

Le indicazioni dell’OMS sono chiare: i piercing sul pene portano alla creazione di un collegamento tra l’uretra – dalla quale escono l’urina e il seme – e il glande, andando a costituire una porta d’accesso per le infezioni, soprattutto batteriche, che in contesti di massima complicazione possono sfociare nella sindrome in assoluto più grave che possa colpire l’apparato genitale: la gangrena di Fournier. Si tratta di una situazione estrema, che necessita di un intervento chirurgico d’emergenza e per la quale la probabilità di morte è pari al 60%. I piercing possono portare anche ad altre situazioni d’emergenza. Per esempio non consentono di indossare il profilattico in maniera sicura. Il corpo estraneo aumenta infatti le probabilità che il preservativo si rompa.

Riguardo i tatuaggi sui genitali, dal punto di vista medico li sconsiglio: gli inchiostri per tatuaggi, per quanto in genere sicuri su altre zone del corpo, applicati su parti così sensibili potrebbero portare a reazioni cutanee. Nel mio mestiere, quando pensi di aver visto tutto, spunta fuori qualcosa oltre le aspettative. Un giorno si presenta da me in studio un paziente che lamenta grossi fastidi, lo visito ed ecco che mi appare… un cobra! Avete capito bene, il paziente aveva tatuato sul pene un cobra, che a parer suo durante l’erezione avrebbe dovuto stupire con effetti speciali. Purtroppo l’unico effetto in quel momento era una diffusa irritazione che lo faceva apparire… un pesce palla!”

a cura di Guido Contini

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