Guindani Banca Generali Visto n. 21 2022

Stefano Guindani nel cuore dell’Africa con un progetto voluto da Banca Generali

Il fotografo Stefano Guindani partecipa al progetto BG4SDGs - Time to Change e vola in Kenya tra le tribù africane più in difficoltà

Tempo di un cambiamento

Nell’estremo Nord del Kenya, il deserto del Chalbi si distende in un’arida pianura di sassi e polvere. Nonostante sia una delle zone più inospitali di tutta l’Africa, alcune tribù locali hanno costituito un piccolo centro abitato chiamato North Horr. Ed è proprio da qui che riparte il viaggio di “BG4SDGs – Time to Change”.

Stefano Guindani è infatti volato in Kenya per il sesto appuntamento del progetto sviluppato in collaborazione con Banca Generali, per raccontare lo stato dell’arte dell’Agenda Onu 2030.

In particolare, l’obiettivo del fotografo si è posato sul Sustainable Development Goal numero 17: “Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile“. Un obiettivo tanto complesso quanto sfidante, che raccoglie al suo interno l’essenza di tutti gli altri 16 SDGs. Questo perché solo dalla cooperazione internazionale può scaturire quella vera e propria rivoluzione sostenibile auspicata negli Accordi di Parigi del 2015.

I Gabra e gli effetti del clima

E tra gli esempi di cooperazione internazionale più efficaci, quello in corso a North Horr è uno dei più emblematici. Questo villaggio è infatti abitato principalmente da nomadi delle tribù di etnia Gabra.

Essi vivono quasi esclusivamente di pastorizia, eppure il clima inospitale sta portando alla morte di un numero sempre maggiore di animali. Tanto da rendere ogni giorno più precario il futuro di una intera comunità. Colpa del cambiamento climatico, che sta rendendo rarissime le precipitazioni riducendo al minimo la presenza di acqua per sviluppare la vita umana e animale.

“Ho incontrato un’antica tribù, i Gabra, che vive seguendo le tradizioni ma che prova a stare anche al passo con il moderno. Lo fa ottimizzando la tecnologia e le conoscenze anche di altri gruppi, al fine di creare una partnership finalizzata a migliorare la qualità della vita delle persone che vivono, o a volte sopravvivono, in una zona molto inospitale e che i cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più difficile da abitare”, racconta Guindani.

In questo contesto Amref ha dato vita a “Heal”, progetto che punta a cambiare radicalmente il rapporto di interdipendenza tra uomo e ambiente. Sfruttando la propria presenza transnazionale, l’associazione sta incoraggiando un processo che coinvolge Paesi, organizzazioni ed esperti. L’obiettivo è di traghettare North Horr verso soluzioni di sviluppo sostenibile.

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