Fabbroni Visto n. 3 2021

Amore e Psiche di Barbara Fabbroni: l’incoscienza di fare figli

Il desiderio di libertà ha superato quello di avere figli? Se lo domanda Barbara Fabbroni nella consueta rubrica di Visto Amore e Psiche.

Qualche decennio fa, raggiunta la maggiore età, trovato il fidanzato o la fidanzata, le tappe da percorrere nella vita avevano una sequenza preconfezionata dalla tradizione: lavoro, fidanzamento, matrimonio, figli. Oggi, nel Ventunesimo secolo, è tutto radicalmente cambiato.

I punti di riferimento non sono più quelli che avevano dato alle generazioni passate, ovvero un percorso fatto di certezze e sicurezze. Attualmente, i parametri di riferimenti viaggiano su canali come: laurea, lavoro, successo, relazioni mordi e fuggi, vita da single. E poi, dopo i 40 (per le donne) e 50 (per gli uomini) è possibile pensare a una famiglia, forse a dei figli, ma solo se non sono troppo d’impiccio.

Insomma, prima c’è la costruzione del proprio successo, abbinato al divertimento, a relazioni senza troppe responsabilità. E poi, solo poi, forse, la costruzione di una famiglia.

In una manciata di decenni si è sgretolato tutto all’insegna dell’Io, dell’ego più radicato. Sembra essere stati catapultati in un pianeta abitato da tanti Narcisi, dove il riflesso di sé è l’unico di cui innamorarsi.

Così, in questa costellazione di single incalliti, di fame di successo, di attrazione fatale su sé stessi, i bambini non nascono più. E il fenomeno è particolarmente diffuso in Italia, che è uno dei Paesi con i più bassi tassi di natalità al mondo. E l’emergenza sanitaria, con relativo lockdown, pare avere addirittura peggiorato le cose.

Con un pargolo da gestire tutto diventa più complicato. I tempi sono dettati dalla responsabilità della sua crescita, del prendersi cura della sua evoluzione a scapito di serate con gli amici, weekend, amanti occasionali che ravvivano le notti per poi essere messi nel dimenticatoio…

Come potete ben capire i bambini, in questo pacchetto “successo e divertimento”, non sono assolutamente compresi.

Maternità: stigma sociale e desiderio tardivo

La maternità o la paternità non è l’unico destino possibile, per fortuna c’è anche altro. Ma siamo davvero sicuri che l’altro nutra e soddisfi allo stesso modo?

Il rifiuto della maternità o della paternità è ancora un tabù. Le donne childfree sono guardate quasi sempre con diffidenza. C’è ancora uno stigma sociale che ruota intorno a loro, meno forse per gli uomini.

Oggi, le donne che scelgono di non avere figli sono sempre più numerose. Poi, a un certo punto, sulla soglia della menopausa, si risvegliano e tentano artefici incredibili pur di avere un figlio.

Torniamo alla nostra riflessione. Una domanda sorge spontanea: perché c’è un calo della maternità?

Addio alle mamme tradizionali

Le madri di oggi non sono madri e basta. Hanno carriere professionali, hanno interessi intellettuali, sportivi. Sono fidanzate, compagne, mogli e sono anche madri. La madre tradizionale è andata in archivio.

L’istinto materno non c’è più? Alcune donne non vogliono avere figli, non fa per loro. Altre ancora rimandano all’infinito.

Oggi le donne hanno la possibilità di scegliere cosa fare del proprio corpo. Possono decidere di avere tanti bambini, di avere un solo bambino, di prendere la pillola per non averne affatto.

Alcune donne (una fetta minore) decidono di ricorrere alla sterilizzazione. La paura di restare incinta può nascere da un vissuto antico, così che la soluzione sembra passare dalla rimozione a monte del rischio.

A questo si aggiunge che il nostro Paese vive un dramma importante: la mancanza di lavoro. Spesso alcuni giovani hanno un lavoro precario, e non possono fare progetti di vita. Tanto meno possono impegnarsi a far nascere un bambino.

Non a caso Save The Children ha intitolato Le equilibriste il rapporto 2020 sulla maternità: “In Italia solo il 57 percento delle madri tra i 25 e i 54 anni risulta occupata rispetto all’89,3 dei padri. E solo il 24,7 percento dei bambini frequenta un servizio socio-educativo”.

Così, tra il lavoro che scarseggia e l’epoca del successo a ogni costo ci ritroviamo in un Paese che invecchia, che non fa figli, ma che insegue disperatamente la crescita, il benessere e il PIL. Insomma, o sei proiettato al successo o sei immerso in un baratro dove l’unica possibilità è il reddito di cittadinanza.

Crisi delle relazioni

In tutta questa incertezza si aggiunge la crisi delle relazioni. Viviamo in gioco, con tutte le responsabilità che questo comporta. L’educazione sentimentale ha lasciato il posto alle chat, più veloci e senza troppe responsabilità. Le relazioni richiedono tempo, investimenti, risorse e coraggio. Aspetti, questi, che mancano. Le persone cercano sempre più affetto senza rischio.

Allora che cosa fare? Come affrontare questa situazione, che rischia di impoverire un Paese che, secondo alcune previsioni, potrebbe avere la popolazione dimezzata nel giro di pochi decenni?

Sarebbe importante avere un’inversione di marcia, un capovolgimento delle abitudini e della ricerca del successo, anche perché il successo si può raggiungere pur decidendo di avere un figlio.

Nella scelta di ciascun individuo c’è un padre, una madre e la storia che abbiamo avuto con i nostri genitori. Spesso i modelli genitoriali e l’ambiente dove la persona è cresciuta non sono del tutto positivi, così che da adulti le persone continuano a fare i conti con quelle figure di riferimento o con l’ambiente da cui arrivano. Molte scelte di non-maternità o paternità sono dettate dalla storia individuale, che inevitabilmente porta a scegliere una vita da single senza troppe responsabilità.

Ma c’è una via diversa: perché non provarla? La via diversa è cercare di essere meno egoisti, meno centrati su se stessi e dare spazio alle emozioni, alle responsabilità che non affossano anzi fanno evolvere.

La vita ha senso e significato solo se nel suo andare, e nel suo progetto c’è scritta la narrazione di un esserci in coppia all’interno di un progetto di vita.

Chi non ha avuto figli spesso si è pentito, come l’attore Andrea Roncato, che ha dichiarato: “Un figlio mi manca, è stato il vero errore della mia vita. Quando ero molto giovane ho avuto la possibilità di diventare padre, di avere un figlio, ma indussi la mia compagna di allora ad abortire”. Al figlio mai nato ha dedicato una poesia: “T’avrei voluto volere quella volta che non ti ho voluto”. Tutto questo dovrebbe farci riflettere.

a cura di Barbara Fabbroni

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