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Amore e Psiche Fabbroni Visto n. 48 2020

Attualità

Amore e Psiche di Barbara Fabbroni: ripartire da una sventura

Redazione | 20 Novembre 2020

Come sopravvivere a lutti e disgrazie senza lasciarsi abbattere: ecco gli esempi più celebri nella rubrica Amore e Psiche di […]

Come sopravvivere a lutti e disgrazie senza lasciarsi abbattere: ecco gli esempi più celebri nella rubrica Amore e Psiche di Barbara Fabbroni.

Un proverbio messicano recita: “Hanno cercato di seppellirmi ma non sapevano che io ero un seme”. Da quel seme rinasce la vita, prende corpo un nuovo progetto, si struttura un cammino nuovo ma intenso. Quel seme altro non è che la resilienza che ogni individuo possiede di fronte alle avversità della vita. Ovvero, quella forza interiore che permette di costruire e riorganizzare positivamente la propria esistenza nonostante le situazioni difficili l’abbiano travolta in un vortice di dolore e smarrimento.

Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche era solito dire: “Ciò che non uccide, rende più forti”. La necessità di combattere emerge nelle sconfitte, nelle delusioni e nei conflitti quotidiani. E soprattutto nelle esperienze traumatiche dell’esistenza, come una violenza o la perdita di una persona cara.

Sono questi ultimi i vissuti che recidono un equilibrio preesistente ponendo la persona che li subisce di fronte a una serie di interrogativi. “Perché proprio a me? Che senso ha quanto mi è accaduto? Che cosa ho fatto per meritare questo dolore? Perché sono punito così pesantemente?”.

Domande che incessantemente affollano la mente alimentandosi in una catena infinita di quesiti senza alcuna risposta.

Di fronte al dolore dilagante, allo smarrimento, allo sconforto, l’unica possibilità per uscire dall’abisso è dare un senso e un significato alla propria sofferenza. Sofferenza che, di là dal dolore, può essere un valore aggiunto. Ogni cosa rovesciata su sé stessa diventa l’opposto, così che la sofferenza può diventare forza, rinascita, determinazione, sfida. Cambiare il punto di osservazione permette di vedere cose che altrimenti potevano essere celate.

L’esempio di Biden

Pensiamo alla vita densa di lutti dell’appena eletto Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden. Nei suoi 78 anni di età, che compie il 20 novembre, ha portato con sé un bagaglio di esperienze sfortunate, anzi tragiche.

Si può dire che il dolore sia stato per lui un compagno di viaggio un po’ troppo assiduo. Dopo la perdita della prima moglie e della figlia in un tragico incidente stradale nel 1972, pochi giorni dopo il suo primo successo politico (l’elezione a senatore), non più di cinque anni fa si è visto togliere dal destino l’amato figlio Beau, portato via in pochissimi mesi da un terribile tumore cerebrale.

Eppure, quest’uomo segnato dalla lama tagliente della morte non si è arreso. Non si è fatto abbattere neppure dall’ultima disgrazia, che lo ha colto in età già avanzata. Anzi, ha trovato dentro di sé la forza di reagire, ha costruito un nuovo percorso con determinazione, forza, rigore, sfidando tutte le avversità tanto da ritrovarsi a sconfiggere Donald Trump e a guadagnarsi il ruolo di Presidente degli Stati Uniti, l’uomo più potente del pianeta.

La capacità di resilienza di Joe Biden sorprende, e ci fa comprendere che, nonostante tutto, la vita va presa con grinta e coraggio, con determinazione e forza. Abbattersi non serve, lottare può, in qualche modo, addolcire anche le pene peggiori.

Le ferite profonde non si rimargineranno mai completamente, resteranno delle cicatrici visibili dove lo sguardo si poserà per sempre. Tuttavia, qualunque trauma può rappresentare, nel suo accadere repentino e imprevedibile, un’occasione di realizzare qualcosa di più grande.

Prendiamo spunto dalle favole

Ce lo dicono anche le fiabe come quella di Andersen, dove il Brutto Anatroccolo non si arrende all’evidenza del momento. Così che, dopo qualche tempo, diventa uno splendido cigno. Oppure la notissima storia di Cenerentola che, nonostante la durezza cui la vita l’ha sottoposta, vive con una grande capacità di resilienza fintantoché non arriva il Principe a portarla via dalla cruda realtà in cui è caduta dopo la morte del padre.

Lo stesso vale per Biancaneve, costretta a vivere con i sette nani perché la malvagia matrigna la voleva morta. Anche lei sarà salvata da un Principe che la riporterà alla vita normale.

Chissà se il popolo americano ha colto la capacità di reagire di Joe Biden, così da immedesimarsi in lui tanto da sceglierlo come Presidente? Oppure è stato il suo modo di essere, tranquillo, accogliente, protettivo e coinvolgente, capace di mettersi nei panni degli altri senza tanta altezzosità, a piacere agli elettori statunitensi?

Di uomini come Biden ce ne sono tanti. Persone che non si arrendono di fronte alle avversità più crude. Anzi, proprio in quei frangenti trovano la forza di reagire, di combattere, di inseguire i propri sogni.

Come Joe Biden: da Keanu Reeves a Stallone

Facciamo qualche esempio: Keanu Reeves ha avuto una vita intensa e piena di dolore. Abbandonato all’età di tre anni dal padre, ha avuto un’infanzia molto difficile, caratterizzata da tanti spostamenti.

A 23 anni viene a mancare il suo miglior amico. Cinque anni dopo la sua fidanzata, Jennifer Syme, perde il bambino che aspettavano. La stessa qualche mese dopo muore in un incidente stradale, lasciando Keanu devastato.

Eppure, l’attore nonostante tutto ha ripreso in mano la sua vita ed è risorto come una Fenice dalle ceneri della sua vita. Negli ultimi anni, l’attore ha ritrovato lo smalto di un tempo. Questa rinascita non solo è merito di alcuni film ben riusciti e di successo, ma anche merito di una donna eccezionale, sua compagna da vari anni: Alexandra Grant.

Anche per Joe Biden si dice che la compagna Jill sia stata e sia la sua ancora di salvezza, la base sicura da cui è ripartito per sfidare la vita e costruire il suo sogno.

Jill gli è stata sempre accanto, l’ha sostenuto, incoraggiato, stimolato non mollando mai la presa con la sua mano. Hanno camminato insieme cercando di guardare entrambi nella stessa direzione e ci sono riusciti.

Un altro esempio: Sylvester Stallone, attore e uomo di grande successo, ha vissuto nella sua pelle il dramma della perdita di un figlio. Sage è mancato all’età di 36 anni per un attacco cardiaco, da lì la vita dell’attore sembrava essere caduta nell’oblio. Però la sua determinazione lo ha fatto uscire fuori dal tunnel della perdita. Ed è tornato ad essere una delle star più amate (e più pagate) di Hollywood.

Il caso Travolta e l’apporto della resilienza

Simili i drammi vissuti da John Travolta, che non solo ha perso nel 2009 il figlio Jett, ma pochi mesi fa anche l’amata moglie Kelly Preston, stroncata da un male incurabile. E anche lui, come gli altri citati in questo articolo, ha trovato la forza e il coraggio di continuare il cammino della vita chiudendosi nella sua famiglia, stringendosi vicino ai due figli.

Tutte vicende che dimostrano come le difficoltà, e persino i lutti più dolorosi, se ben gestiti diventano opportunità. Sono uno stimolo avvincente verso nuove sfide, aiutano a reperire le risorse interiori, creano il giusto terreno per il raggiungimento di un equilibrio più funzionale.

La resilienza è come il nostro sistema immunitario. È chiamata a proteggerci dalle aggressioni esterne.

Essere resilienti implica una dinamica positiva, una capacità di andare avanti nonostante le crisi, e permette la costruzione, anzi la ricostruzione, di un percorso di vita.

La resilienza è un dono prezioso, che aiuta a superare le difficoltà. Non rende dei Superman o dei supereroi, ma semplicemente stimola la consapevolezza che volere è potere, e che arrendersi ai dolori della vita è come morire.