la pupa e il secchione 2020 recensione

La Pupa e il Secchione 2.0: bye bye coraggio e spontaneità

La nuova versione di La Pupa e il Secchione 2020 perde di coraggio e spontaneità omologandosi ai reality dichiaratamente più costruiti.

Quando lo scorso anno Mediaset annunciò di voler rispolverare La Pupa e il Secchione, che nel primo decennio Duemila divenne un cult di Italia 1, nessuno si aspettava che il format avrebbe subito un tale restyling. La trasmissione, condotta tra il 2006 e il 2010 da Enrico Papi assistito prima da Federica Panicucci e poi da Paola Barale, divenne immediatamente un cult. Era un programma di puro intrattenimento imperniato sugli antichi cliché della bionda svampita e del nerd imbranato, messi a confronto in un moderno e giullaresco gioco delle coppie. Ieri sera, dopo numerosi rinvii, abbiamo finalmente assistito alla nuova versione del programma, che pur allargando il suo “campo d’indagine” si è liberata di molteplici peculiarità del precedente.

Via lo studio, via la scaletta tradizionale, via il “doppio canale” che articolava l’avventura nel serale seguito da una fascia pomeridiana. La versione 2.0 di La Pupa e il Secchione si è omologata all’ormai galoppante genere factual, che guarisce i reality propriamente detti dal pericolo dei tempi morti, continuando però a illudere lo spettatore che tutto si svolga senza un copione ben preciso.

Scongiurando il rischio di ritmi singhiozzanti con il montaggio, questo ha avuto tuttavia il risvolto di privare La Pupa e il Secchione 2020 di quella spontaneità che fu uno dei suoi storici punti di forza. L’improvvisazione delle pupe, dei concorrenti e del conduttore, è ridotta al minimo dalla registrazione e lascia spazio al lavoro ormai lampante degli autori nel dietro le quinte. Lavoro resosi evidente soprattutto in certi passaggi come all’inizio della puntata, quando specialmente l’interazione tra le starlette sapeva di artefatto e costruito.

la pupa e il secchione 2020
La pupa e il secchione 2020

Anche la conduzione di Paolo Ruffini non ha più nulla del “mattatore Papi”, che lasciandosi trascinare dal momento costruiva la puntata sulle reazioni estemporanee del cast. Ruffini è un narratore che ha chiaramente il suo bel copione in testa, studiato con attenzione da bravo secchione.

Ciò nonostante è innegabile che un programma del genere, anche se snellito nei ritmi e raddrizzato nella struttura, resti di sicuro effetto. Con una narrazione, una forma e un montaggio che a molti ha giustamente ricordato da Pechino Express a Temptation Island, La Pupa e il Secchione ha peraltro costituito una delle novità più trascinanti sui social. Atteso con impazienza dagli amanti del genere, si è anche “aggiornato” nei principi tentando di sfatare il luogo comune che i cervelloni si trovino solo tra gli uomini. Noi gli auguriamo solo, nel prosieguo delle puntate, di sciogliersi un po’ di più.

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